Quale Iraq e quante migliaia di vittime dieci anni dopo Saddam?

Quale Iraq e quante migliaia di vittime dieci anni dopo Saddam?

Matteo Angioli
Membro del Consiglio Generale del Partito Radicale
Marco Perduca
Rappresentante alle Nazioni Unite del Partito Radicale, già Senatore
Mar, 05/11/2013

Il mese di ottobre si è chiuso e con esso se ne vanno oltre 1000 persone (1095), vittime di attentati, esplosioni, sparatorie e mentre a novembre il macabro conteggio è già di 89 civili uccisi, nella sola giornata del 5 ottobre, secondo l'organizzazione Iraq Body Count (IBC), si sono registrati 100 morti, di cui 55 a Baghdad. Il 23 e 27 ottobre le vittime sono state 74 per ciascun giorno.

Se IBC quantifica in 122.438 morti civili documentati dal 2003 ad oggi, (dei quali solo 8.647 è stato possibile identificare) la rivista scientifica PLOS (Public Library of Science) ha pubblicato nel numero di ottobre una ricerca effettuata da un gruppo di sette ricercatori statunitensi, canadesi e iracheni. Oggetto dello studio: stabilire il numero di civili che hanno perso la vita in Iraq, anche indirettamente, per cause legate alla guerra dal 19 marzo 2003.

Lo studio è stato condotto su 2000 nuclei familiari selezionati casualmente in tutto l’Iraq, badando comunque ad assicurare una rappresentanza eterogenea. Secondo la stima che raccoglie il consenso maggiore, i bombardamenti della guerra del 2003 rappresentano una causa di morte di poco più del 10%, mentre il 63% dei decessi è causato da scontri a fuoco e l'11% dalla criminalità. Si tratta di “morti in eccesso”, cioè in più rispetto a cause esistenti sotto Saddam Hussein.

Un dato interessante di tali morti in eccesso è quello secondo cui il 40% è legato al crollo delle infrastrutture, intendendo con ciò essenzialmente il collasso del sistema sanitario, delle comunicazioni e dei trasporti. L’impossibilità di trasportare malati e feriti in ospedale, il danneggiamento delle strutture ospedaliere stesse e le difficoltà nel contattare o reperire un medico sono infatti fattori chiave e comuni in uno scenario di guerra. Gli autori concludono che approssimativamente 461.000 Iracheni hanno perso la vita per cause attribuibili alla guerra e aggiungono che potrebbero esser molti di più perché ad oggi non si sa quante persone vivano, o abbiano vissuto, in Iraq negli ultimi 15 anni.

Secondo il progetto Doing Business, l’Iraq di oggi (32 milioni di abitanti circa) si colloca al 169° posto in una classifica di 189 paesi inseriti secondo la facilità di investire e avviare un'impresa. La Siria, con 23 milioni di abitanti e due anni di guerra civile, è al 135°. Sul sito della BBC è presente una cronologia dei principali eventi che hanno interessato il martoriato Paese del Golfo a partire dal 1534, quando quel territorio era parte dell'Impero Ottomano. La guerra del 2003 è così riportata: “l'invasione di una coalizione guidata dagli Stati Uniti segna l'inizio di anni di guerriglia e instabilità”.

Cosa dice Tony Blair di tutto ciò? A febbraio aveva dichiarato alla trasmissione di approfondimento, Newsnight, che in Iraq “ci sono stati miglioramenti significativi, ma non è lontanamente il Paese che dovrebbe essere”, mentre il 7 ottobre scorso in un’intervista al Times of India ha detto che “la dottrina gandhiana della nonviolenza è superata e non è applicabile in ogni contesto.” 

 

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Photo: dvids on Flickr
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October has ended claiming over 1000 lives (1095) in suicide bombings, explosions and shootings. The macabre November toll has already reached 89. October 5 was the bloodiest day, as according to the organization Iraq Body Count (IBC), 100 civilians died, 55 in Baghdad alone. On 23 and 27 October casualties were 74 for each day.