Owen Jones: E’ l’ora di demolire il mito di Tony Blair

Owen Jones: E’ l’ora di demolire il mito di Tony Blair

Ven, 01/06/2012

I suoi sostenitori dicono che il Labour non avrebbe vinto senza di lui, ma fu il Mercoledì Nero del 1992 a finire i Tories

Si fatica a trovare sostenitori di Tony Blair più devoti di quelli al vertice della leadership dei conservatori. "Non riesco a trattenermi; amo Tony!" esclamò una volta Michael Gove. David Cameron è noto per essersi descritto come "l'erede di Blair", e Tories più anziano parlano di lui come "The Master". "La sua influenza è molto ben sentita", ha dichiarato un alto Tory al Times. "E 'come il calciatore Cristiano Ronaldo – ha lasciato, ma è ancora ammiratissimo". Vengono in mente gli adolescenti che urlavano ai concerti dei Take That a metà degli anni ‘90.

Ma quando questa settimana Blair è andato a testimoniare all'inchiesta Leveson, ai suoi ammiratori è andato un po’ male. Blair certo interagisce eccezionalmente col pubblico: è una sorta di talento naturale. Ai tempi della scuola pubblica di Fettes, gli insegnanti parlavano di lui come "una spina nel fianco", ma eccellente a recitare. Insieme a Cameron, è uno dei rari Primi Ministri britannici ad avere un carisma lucido, anche se, a differenza dell'attuale inquilino di Downing Street, non dà mai l’impressione di esplodere quando si trova in difficoltà.

I conservatori amano Blair non per le sue indubbie capacità politiche, ma perché pensano che lui sia "uno di noi", anche se intrappolato dal Partito laburista. Nel suo primo incontro con Blair, dopo esser divenuto leader conservatore, Cameron gli offrì il sostegno dei Tories contro il suo stesso partito nel voto sulle riforme per un accresciuto marketing nella scuola pubblica. "Con il nostro sostegno, il Primo Ministro sa che non c'è il rischio di perdere in parlamento queste riforme nel campo", dichiarò un beffardo Cameron ai laburisti. "Così egli può permettersi di essere coraggioso quanto lo desidera." E, in realtà, l’attuale opposizione laburista a ciò che l’attuale governo di coalizione sta facendo su questa riforma è azzoppata dal fatto che è stato Blair a porre le fondamenta di gran parte di essa.

Prendiamo la privatizzazione del Sistama Sanitario Nazionale (SSN). Con Blair, il coinvolgimento del settore privato andò sempre più crescendo e fu creato anche un direttorato commerciale presso il Ministero della Salute. Adesso Gove non sta facendo altro che applicare ilprogramma di Blair alla scuola, e l’istituzione di scuole gratuite sono una logica conseguenza. Il governo di coalizione ha triplicato le tasse universitarie che Blair aveva introdotto. Blair ha ampliato il ruolo del settore privato in ogni settore pubblico - anche se non così rapidamente come avrebbe voluto, grazie all’opposizione interna al suo partito. Dunque ora è Cameron che porta avanti questa "riforma" (la parola in codice per "privatizzazione" per i Blairisti e i Tories). "La riforma del settore pubblico" è emersa spesso nelle molte conversazioni che Blair avrebbe avuto con Cameron, e sono sicuro che l'ex Primo Ministro ha avuto molti consigli da dare.

Nel suo libro, Blair ricorda di aver sostenuto il programma di tagli di Cameron, aggiungendo che i conservatori “daranno il loro meglio se sarà consentito loro di andare avanti - come nel caso della riforma dell'istruzione”. “Daranno il peggio” non quando i tagli colpiscono le comunità che i laburisti dovrebbero rappresentare – bensì quando erano i primi a scendere a compromessi con “i vecchi istinti del vecchio Labour dei Liberal-Democratici”. Se dovessimo definire il "Cameronismo", sarebbe sicuramente il blairismo liberato dalle catene del Partito laburista.

A differenza di Clement Attlee e Margaret Thatcher, Blair non è riuscito a plasmare un nuovo consenso politico. Ha accettato le basi della teoria della Thatcher: tasse basse ai ricchi, sindacati deboli, dominio del mercato. Il suo grande allontanamento dal thatcherismo era dettato dal disperato bisogno di rilanciare la spesa nei servizi pubblici. Nulla rimane di questo come principio nella politica britannica. E’ compito di acerrimi critici di Blair come me difendere una grossa fetta del lavoro compiuto dal suo governo in economia dai suoi stessi sostenitori. Paragoniamo come stanno i più poveri rispetto a precedenti governi laburisti. Quattro anni prima dello schianto, il reddito dei terzultimi nella scala sociale iniziò a diminuire. Con i governi laburisti degli anni 1960 - a cui Blair si disse orgogliosamente contrario – i più poveri, cioè il 10%, videro un aumento reale del loro redditi del 26%, a fronte di un aumento del 16% dei redditi medi.

Per molti è stata la brutale invasione dell'Iraq - definita “illegale” dall'ex Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan – a rendere Blair un imperdonabile, piuttosto che una semplice delusione. Fa a gara con lo scandalo sulle spese per il danno recato alla fiducia nei politici. Quando era al potere, ha corteggiato despoti come l'egiziano Hosni Mubarak, definito da Blair “immensamente coraggioso, una forza del bene”, a cui intanto il popolo egiziano si è ribellato. Oggi, l'uomo che ha in parte giustificato l'invasione dell'Iraq di Saddam con la nauseante spiegazione dei diritti umani viene pagato 13 milioni di $ per consigliare il brutale dittatore del Kazakistan.

I suoi difensori dicono che il Labour non avrebbe potuto vincere senza di lui. E’ un mito. Fu il “Mercoledì nero” del 1992 a finire i Tories, e i laburisti hanno goduto di ottimi conseguenti sondaggi grazie a John Smith. Dei cinque milioni di voti persi dal Labour nei 13 anni al potere, quattro si sono vaporizzati sotto la guida di Blair. Non è stata la cosiddetta "Middle England" ad aver abbandonato il partito. Secondo Ipsos MORI, mentre il consenso presso la classe media dei professionale per i laburisti è diminuita di cinque punti percentuali tra il 1997 e il 2010, il consenso tra i lavoratori qualificati è precipitato del 21%.

La sua influenza è certamente "molto ben sentita" tra i suoi fan Tory, dato che hanno potuto costruire sulle fondamenta che lui ha posto. Adesso i leaders laburisti farebbero meglio a lasciare gli accoliti di Cameron al loro torpore. Blair ha avuto la fortuna di guidare il Labour proprio durante l’implosione della Gran Bretagna conservatrice, ma la vecchia formula di Blair non ha nulla da offrire niente a chi vuole una reale alternativa alla crociata conservatrice.

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Press Review
His defenders argue Labour couldn't have won without him but Black Wednesday in 1992 finished off the Tories