Osservazioni sull'opaco Piano Economico per la Palestina

Osservazioni sull'opaco Piano Economico per la Palestina

Sabrina Gasparrini
Membro del Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento, esperta di geopolitica
Lun, 02/12/2013

Non c'è dubbio: "Finché le prospettive di sviluppo economico rimarranno deboli, altrettanto lo saranno le prospettive di pace e stabilità". Così il Segretario di Stato statunitense John Kerry al World Economic Forum che si è tenuto in Giordania nel maggio scorso, parlando della ripresa del processo di pace in Medio Oriente. Peccato che la proposta partorita da un non meglio identificato gruppo di consulenti privati, scelti e coordinati dall'inviato del Quartetto per il Medio Oriente Tony Blair sia, sic et simpliciter, inadeguata a tradurre quest’obiettivo in iniziative che abbiano una qualche speranza, alle condizioni date, di essere realizzate.

Il pacchetto di misure denominato "Palestinian Economic Initiative", ancora all’esame di Israeliani e Palestinesi e di cui gli osservatori conoscono solo il titolo e un abstract che ne illustra i punti principali e relativi settori di intervento, è stato presentato in pompa magna dallo stesso Blair in occasione della riunione dell'Ad-Hoc Liaison Committee tenutasi a New York il 25 settembre. Si tratta di una serie d’interventi che riguarda il settore privato e lo sviluppo di otto settori chiave, scelti in base al loro contributo al Pil, al numero di persone che vi trovano impiego e al potenziale di sviluppo.

Fin qui nulla da eccepire, se non fosse che il piano:  

a) ignora completamente il nodo cruciale della fragilità della situazione sul terreno, dalla cui soluzione dipende in toto l’effettiva capacità di attrarre investimenti;

b) non contiene che un mero elenco di settori su cui puntare insieme a misure di accompagnamento in parte scontate e in parte risibili, come facilitare il passaggio dei turisti ai punti di attraversamento e controllo;

c) non chiarisce chi e perché dovrebbe investire in una situazione così precaria come quella palestinese, dove le limitazioni agli spostamenti hanno costi economici ingenti, ed essendo inteso che non v’è certezza sulla concessione da parte israeliana dei visti agli investitori.

Infine, sul piano del metodo, l’opacità che ha contraddistinto il lavoro del gruppo di consulenti e l’assenza d’informazioni sul prodotto di questo lavoro, non ha mancato di irritare alcune capitali europee, Parigi in testa. Se da un lato si chiede all’Europa di contribuire finanziariamente all’implementazione del “Pacchetto Blair”, dall’altra, il fantomatico gruppo di esperti ha accuratamente evitato qualsiasi interazione con le istituzioni europee.

“Risolvere la questione israelo-palestinese è tanto urgente quanto vitale”. Questo è l’incipit del messaggio che Tony Blair ha fatto pubblicare sulla home page del sito che dà conto della sua attività di Rappresentante del Quartetto. Il bilancio di sei anni da inviato speciale si riduce, con buona pace della vitale urgenza, a una sola, vaga e non percorribile proposta.

Editorials and interviews
There is no doubt : "As long as the economic development prospects remain weak , so too will the prospects for peace and stability" the U.S. Secretary of State John Kerry told the World Economic Forum held in Jordan in May last year  talking about the resumption of the peace process in the Middle East.