Mail Online: "Dimenticate la mafia, il nostro establishment insabbia i suoi crimini meglio di chiunque altro"

Mail Online: "Dimenticate la mafia, il nostro establishment insabbia i suoi crimini meglio di chiunque altro"

Mer, 03/04/2013

Lo Stato britannico protegge i suoi. Whitehall sta facendo tutto il possibile per proteggere ex ministri e alti funzionari dall’indagine in corso invocando la solita finta difesa della sicurezza nazionale. Scende una coltre che copre l’incuria e l’inettitudine di chi era al governo. Si nascondono così gli imbrogli e le menzogne. I documenti ufficiali non sono rilasciati per almeno 20 anni, soprattutto quelli più compromettenti.

L’ultimo esempio di insabbiamento istituzionale riguarda Jack Straw, l’ex Ministro degli Esteri e Sir Mark Allen, autorevole ex dirigente dell’MI6. Entrambi hanno dichiarato di non poter rispondere alle accuse di cospirazione nelle torture inflitte ad un noto dissidente libico, invocando la necessità di mantenere i segreti ufficiali. E’ un silenzio che si abbina al rifiuto di Whitehall di svelare all’Inchiesta Chilcot il contenuto dei colloqui segreti tenuti prima dell’inizio della guerra in Iraq tra Tony Blair e George W. Bush.

Senza questo tipo di evidenza Sir John Chilcot e i suoi colleghi non saranno in grado di produrre un rapporto completo sulla guerra in Iraq. Sarebbe lecito aspettasi una volontà da parte di Jack Straw e Sir Mark Allen di collaborare per affermare così la loro innocenza.

Nel marzo 2004, la CIA sequestrò il leader islamico Abdel Hakim Belhadj e sua moglie in Malesia per trasferirli in Libia, dove vennero entrambi torturati dagli uomini del colonnello Muammar Gheddafi. E’ indubbio che l’MI6 abbia giocato un ruolo determinante in questo atto di “consegna straordinaria” (extraordinary rendition). L’ultimo governo laburista ha ripetutamente negato qualsiasi coinvolgimento nella consegna. In una lettera informale del 18 marzo 2004, Sir Mark si è congratulato con Musa Kusa - il capo dei servizi segreti di Gheddafi - per l’“arrivo sicuro” di Belhadj in Libia. Pochi giorni dopo, Tony Blair ebbe il famoso incontro con Gheddafi nel deserto. Fu la prima di molte visite e l’inizio di un intenso rapporto tra i due. La consegna di Belhadj  da parte della Gran Bretagna nelle mani degli aguzzini era quasi certamente la precondizione posta da Gheddafi per avviare i colloqui.

Non è vergognoso? Dovremmo esser già sufficientemente nauseati dall’amore di Blair per un mostro genocida. Potremmo fare appello alla realpolitik. Ma come? Consegnando consapevolmente un uomo a dei torturatori? Non c’è difesa che tenga. Belhadj ha chiesto di essere risarcito al governo britannico alle sue agenzie di intelligence, a Straw e Allen. I due uomini negano di aver commesso qualsiasi illegalità e come l’MI6, l’MI5, il Ministero degli Interni e il Ministero degli Esteri, anch’essi si rifiutano apertamente di spiegare il loro ruolo nella vicenda.

Qualcuno potrebbe dire che si sta proteggendo non è la sicurezza nazionale, ma la reputazione dei dipartimenti del governo, dei ministri e dei funzionari. Molti pensano che, ostinandosi a rimanere in silenzio di fronte a tali gravi accuse, queste persone e istituzioni stiano condannando se stesse. Ci dovrebbe essere una vera e propria indagine sulla relazione che Tony Blair ha intrattenuto con Gheddafi. Potrebbe iniziare dalle torture subite da Belhadj e sua moglie, anche se Whitehall non tarderebbe ad ostacolarla, soprattutto se Chilcot riuscisse a produrre qualcosa.

Insediatasi nel 2009, l’Inchiesta non produrrà alcunché prima della fine di quest’anno o addirittura l’inizio del prossimo. Il suo lavoro ha subito ritardi dovuti ai continui scontri con il Governo, che ha costantemente bloccato la pubblicazione di documenti classificati. All’inizio del 2011, il principale funzionario nel sistema britannico, Gus O’Donnell, si consultò con Tony Blair prima di prendere la decisione di non rendere pubblici i dettagli delle conversazioni tra l’ex Primo Ministro e il Presidente George W. Bush. Lord O’Donnell fu stato nominato Segretario di Gabinetto e Capo del Servizio Civile, quando Blair era a Downing Street.

La domanda chiave a cui l’Inchiesta Chilcot cercherà di rispondere è se nel 2002 Tony Blair promise o meno, in forma privata, alla Casa Bianca di impegnarsi nell’azione militare ancor prima di aver ottenuto il mandato del Gabinetto o del Parlamento. Probabilmente la trascrizione degli scambi con il Presidente americano contribuirebbe a far luce su questa vicenda.

O’Donnell ha rifiutato di pubblicare i documenti in questione perché – ha spiegato – si potrebbero danneggiare le relazioni tra Gran Bretagna e Stati Uniti. Se anche fosse vero, la necessità di spiegare perché la Gran Bretagna si è lanciata in una guerra quasi certamente illegale - ma di sicuro sanguinosa e costosa - resta fondamentale. L'attuale Procuratore Generale, Dominic Grieve, ha di fatto avallato la linea di Lord O’Donnell ponendo il veto sulla pubblicazione dei documenti del Gabinetto relativi ai giorni precedenti l’inizio della guerra in Iraq e ha motivato questa decisione con l’esigenza di proteggere la privacy delle discussioni di Gabinetto.

Il governo a maggioranza Tory dovrebbe essere ben contento di esporre gli imbrogli del suo predecessore, ma evidentente l’amore di Whitehall per la segretezza non conosce distinzioni di amministrazione. La più grande prova di fedeltà è quella verso se stesso. Riuscirà Chilcot ad illuminarci su cosa è realmente accaduto? Ne dubito. Temo che grazie agli offuscamenti orchestrati da Whitehall, Blair non dovrà rispondere delle sue azioni, non dovrà spiegare i rapporti impropriamente stretti con Gheddafi, né la connivenza della Gran Bretagna con la tortura.

Non riesco nemmeno ad immaginare il suo compagno impenitente, quel criminale di Alastair Campbell, costretto a confrontarsi con l’enormità del suo misfatto principale, ovvero la produzione, nel febbraio 2003, di un dossier fasullo confezionato per giustificare lo scoppio della guerra utilizzando informazioni talvolta tendenziose, senza attribuzione e datate. Gli uomini di Stato e i funzionari sono i bersagli principali di gravissime accuse - aver mentito al Parlamento, tortura e aver condotto il Paese in una guerra fondata su falsi pretesti - ma sanno di poter trovare riparo nel silenzio garantito da Whitehall. La mafia ha una parola per questo: omertà.

Non credo di essere in preda ad un attacco di paranoia, ma non si può non notare l’accecante diversità di trattamento riservato a giornalisti e poliziotti per reati relativamente banali o atti che nemmeno costituiscono un reato. Due poliziotti di alto rango sono stati arrestati all’alba nelle loro case per aver passato alcune informazioni a dei giornalisti, e questo nonostante non sia ancora stato provato che dietro vi sia stato una ricompensa in denaro. Il presunto reato potrebbe essere esattamente quello che Whitehall aborre: trasmettere informazioni veritiere. Sono stati arrestati decine di giornalisti - a volte le loro case sono state perquisite - perché colpevoli di aver ricevuto informazioni dalla polizia e non c’è difesa che tenga se vi è stato un pagamento, anche se tali comportamenti possono sembrare meno eclatanti rispetto agli imbrogli che Whitehall tenta di nascondere.

Nessun grottesco squilibrio? Se sei un ex Primo ministro, ex Ministro o un pezzo grosso dell’MI6 in pensione allora puoi eludere le tue responsabilità ricorrendo alla indispensabile e onnicomprensiva sicurezza nazionale. Non sto parlando di errori perdonabili in cui tutti i politici possono incorrere. Non contesto nemmeno che certe questioni di Stato debbano essere mentenute segrete. Ma non si incrinano le fondamenta dello Stato se si rivelano gli imbrogli di ministri e alti funzionari pubblici. Al contrario, beneficeremmo tutti di un governo più onesto e aperto.

Per come stiamo oggi, abbiamo uno Stato che ama il segreto e che vive di doppi standard. C’è una legge per la maggior parte di noi e, a quanto pare, nessuna legge per quelli che ci dicono cosa fare.

Disegno: Jstevenalter

Traduzione: Matteo Angioli

 

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Press Review
The British State protects its own. Whitehall does its utmost to safeguard former Cabinet ministers and senior civil servants from investigation by invoking the usually bogus defence of national security. In this way, a curtain is drawn over past acts of carelessness or ineptitude in government. Skulduggery and lies are concealed. Official papers are not released for at least 20 years, and even then the more incriminating ones are held back.