M. Mansfield: perché Bush e Blair dovrebbero essere accusati di crimini di guerra per l’invasione dell’Iraq

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M. Mansfield: perché Bush e Blair dovrebbero essere accusati di crimini di guerra per l’invasione dell’Iraq

Sab, 30/03/2013

Nota dell'editore: Dieci anni dopo lo scoppio della guerra in Iraq, la CNN dedica uno spazio ad alcune delle persone coinvolte nella guerra e alle vite che questa ha cambiato per sempre. Nel 2003 Michael Mansfield fu a capo di un movimento di protesta denominato “Legal Action Against War”. Ha scritto "Memorie di un avvocato radicale".

Dieci anni fa ero uno di uno dei pochissimi avvocati britannici contrari all'invasione dell'Iraq perché la ritenevo illegale e priva dell’autorizzazione da parte delle Nazioni Unite. Eravamo convinti sostenitori del concetto che lo stato di diritto è il fondamento di ogni società civile e democratica. Senza di esso vivremmo in una sorta di anarchia in cui 'forse' diventa 'giusto'.

Lo Stato di diritto a livello internazionale è incarnato dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – che sono scaturite dalla devastazione inflitta dal regime nazista in Germania durante la seconda guerra mondiale. Proprio per evitare la ripetizione di una tale aggressione palese, fu concepita la Carta con cui si voleva sostituire la diplomazia di corvetta con misure pacifiche sotto supervisione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Non era una visione nuova. Nel 1945 la Carta delle Nazioni Unite fu ratificata dagli Stati Uniti, il Regno Unito e la maggioranza dei 50 stati che avevano inizialmente accettato questo percorso. Definito da personalità esperte e forte di un sostegno massiccio, il documento non era frutto di un accordo anticonformista, stravagante o eccentrico. La Carta non è incomprensibile – è un documento di buon senso che dovrebbe essere letto in tutte le scuole.

L’articolo 1 indica che lo scopo principale delle Nazioni Unite è quello di “mantenere la pace internazionale e la sicurezza e, a tal fine, prendere efficaci misure collettive la prevenzione e la rimozione delle minacce per la pace” e di agire secondo giustizia e i principi del diritto internazionale.

Tocca alle Nazioni Unite determinare quali siano le misure collettive da adottare - non devono essere i singoli Stati a prendere misure unilaterali o bilaterali. Non serve una spiccata intelligenza o  competenza, ma moderazione e rispetto delle regole che la Gran Bretagna e l'America hanno accettato firmando la Carta.

Non è però ciò che è successo 10 anni fa, con la guida del Presidente degli Stati Uniti George W. Bush e il Primo Ministro britannico Tony Blair. La loro agenda era ben diversa - rimuovere un dittatore, Saddam Hussein, e il suo ripugnante regime.

Ma il cambio di regime, per quanto desiderabile, non è consentito dalla Carta. Se così fosse, le nazioni più potenti potrebbero fare il giro del mondo ed eliminare le più deboli - o più precisamente, gli Stati ritenuti ostili alle proprie ambizioni.

Se i politici trovassero difficile capire tutto questo, l'articolo 2(4) è inequivocabile: “i membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato”.

Tutti hanno ammesso che esistono delle eccezioni a questa regola, ma la Carta è chiara nel non autorizzare né attacchi preventivi, né azioni di prevenzione (come l’occupazione) sulla base di una percepita futura minaccia.

L’unico modo per aggirare questa difficile situazione per l’asse Bush-Blair era fabbricare uno scenario di minaccia. Per questo sono state manipolate deliberatamente le scadenti informazioni a disposizione circa l'esistenza di armi di distruzione di massa (ADM) in Iraq (che non sono mai state trovate) e fu affermato che Saddam Hussein avrebbe potuto utilizzare tali armi nell’arco di 45 minuti.

Questo argomento, falso, divenne la principale base per motivare l'invasione, dato che l'unica altra alternativa alla guerra aveva trovato lo sbarramento del diritto internazionale. L'ONU ha il potere di autorizzare l'intervento militare una volta esaurite tutte le altre opzioni e se la pace e la stabilità di una regione sono in pericolo. All’epoca si aprì un dibattito sulla questione se tali criteri valessero nel caso dell'Iraq a causa della sua incapacità di rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite in materia di disarmo.

La principale risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la risoluzione 1441, adottata nel novembre 2002, chiedeva all'Iraq di smantellare le ADM e di cooperare con gli ispettori delle Nazioni Unite. Il Consiglio indicò che questi continuarono ad essere in carica e che non aveva autorizzato l'uso della forza in Iraq.

Tony Blair ha ribadito all’opinione pubblica britannica che avrebbe sostenuto la guerra solo qualora  il Consiglio di Sicurezza avesse approvato una seconda risoluzione che autorizzava l'azione militare, ma la risoluzione non è mai arrivata. Resisi conto di ciò, Bush e Blair si prepararono ad agire da soli con una coalizione messa insieme alla meglio. Le truppe erano già mobilitate e a quel punto non era possibile tornare indietro.

Per questa ragione Bush e Blair non erano disposti a concedere altro tempo agli ispettori che si trovavano in Iraq e che non avevano trovato alcuna prova di ADM nei mesi precedenti alla guerra. Non le hanno mai trovate e fu ordinato loro di tornare a casa.

Non sono il solo a pensarla così. Vi è un consenso sostanziale nella sfera giuridica internazionale che riconosce l'illegittimità dell'invasione. Nel 2004, l’allora segretario generale dell'ONU Kofi Annan, dichiarò alla BBC che la Carta era stata violata e che l'invasione non aveva ottenuto l’approvazione del Consiglio di sicurezza.

Nel Regno Unito stiamo ancora aspettando l’esito di un’inchiesta pubblica sulle circostanze in cui è stata presa la decisione di andare in guerra. Blair non ha mai voluto questa indagine, ma ha dovuto acconsentirvi per la pressione esercitata dalle famiglie delle vittime e dall'opinione pubblica. Ad oggi sono trascorsi due anni a causa dell’opposizione del governo alla divulgazione e la pubblicazione di documenti. E’ intollerabile e ingiustificabile.

Credo che George W. Bush e Tony Blair dovrebbero essere processati per crimini di guerra, così come definiti dal diritto internazionale.

La Corte Penale Internazionale (CPI) è stata istituita nel 1998 per perseguire chi commette crimini internazionali. Furono identificati quattro tipi di crimine: crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidio e crimine di aggressione. Purtroppo solo i primi tre sono stati entrati in vigore. Il Regno Unito, meritoriamente, ha ratificato lo statuto. Gli Stati Uniti no, per timore che i suoi leader finiscano dinanzi al giudice.

Se da una parte l'atto di aggressione non può essere perseguito, i crimini di guerra commessi in seguito sì. Di conseguenza, per esempio, lanciare un’offensiva, come l'invasione dell'Iraq, con la consapevolezza che uno degli effetti potrebbe essere quello di provocare morte accidentale o ferite ai civili o all'ambiente naturale (articolo 8) rende l'autore del reato perseguibile penalmente. L'uso di bombe a grappolo o di uranio impoverito in Iraq da parte delle forze della coalizione (eufemisticamente chiamato “danni collaterali”) contro civili indifesi rientra in questa definizione. Come risultato, il consorzio legale di cui facevo parte, e altri gruppi in Europa, ha chiesto alla CPI di agire contro i politici britannici per il loro coinvolgimento nella guerra. Non è successo niente.

Portare un leader statunitense davanti al giudice è ancora più problematico - il Consiglio di Sicurezza potrebbe riferire gli Americani al tribunale, ma in quanto membro permanente del Consiglio gli Stati uniti possono porre il veto a qualsiasi rinvio.

I singoli Stati membri possono in alternativa includere questi crimini previsti dalla giurisdizione universale nei propri ordinamenti nazionali di modo che, qualora un rappresentante statunitense imputabile di crimini di guerra si recasse in quel paese, potrebbe essere arrestato.

Il Regno Unito conosce una tale disposizione, ma quando viene messo alla prova dai cittadini britannici che presentano un simbolico mandato d’arresto in relazione alle visite di leader politici e militari israeliani – potenzialmente responsabili di crimini di guerra a Gaza – in maniera riprovevole il Governo britannico ha escogitato impedimenti per un uso futuro. George W. Bush potrà quindi programmare tranquillamente un tè con Tony Blair a Londra senza temere che il Regno Unito lo  persegua.

Quella della guerra in Iraq è un’ignobile vicenda che ha sovvertito lo stato di diritto e macchiato la reputazione del diritto internazionale.

Se gli Stati occidentali non si prenderanno le loro responsabilità, come possiamo aspettarci che il resto del mondo rispetti questi principi? E’ ora che Bush e Blair vengano indagati ufficialmente per via giudiziaria, in modo esauriente e indipendente, per i reati che ho indicato ed è ora che anche il crimine di aggressione entri in vigore.

Fin quando non vi sarà posto rimedio, la lotta continua!

Traduzione: Matteo Angioli
 

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Press Review
Editor's note: Ten years ago the war in Iraq began. This week we focus on the people involved in the war, and the lives that changed forever. Michael Mansfield led the Legal Action Against War protest group in 2003. He is the author of "Memoirs of a Radical Lawyer."