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Le Monde: "Bagdad rinasce nel dolore"

Dom, 14/04/2013

Le Monde pubblica oggi un reportage dell'inviato Christophe Ayad sulla Bagdad a dieci anni di distanza dall'intervento militare voluto da Bush e Blair. Ayad si trovava nella capitale irachena prima e durante le fasi iniziali dell'attacco del 20 marzo 2003. In occasione del decimo anniversario della caduta di Saddam, il 9 aprile 2003 (Bagdad non ha celebrato questa ricorrenza), ha raccolto testimonianze di diversi abitanti assortiti per confessione, etnia ed età. I pareri sono tutti assai critici della situazione attuale e di come sia stato trascurato irresponsabilmente il post-guerra. E' soprattutto per questa ragione che la rinascita di Bagdad e dell'Iraq sarà un processo molto molto lungo e insidioso. Riportiamo due testimonianze proposte da Ayad. 

La prima è dello sceicco sciita Al-Jabri: "Non è cambiato nulla dal 2003, tranne la libertà di praticare la nostra religione e di predicarla. Per il resto, siamo in mano ad un regime sottomesso agli Stati Uniti, i giovani non trovano lavoro e i politici pensano solo ad arricchirsi".

La seconda è di Thaer, tassista: "La vita è molto più dura di prima. Certo, non avevamo la libertà ma almeno facevamo una vita decente. C'era lavoro, si mangiava quando avevamo fame, potevamo uscire senza dover chiudere casa e senza timore di esser aggrediti [...] A cosa mi serve la libertà se non posso cambiare niente nella mia vita? La libertà è un mezzo, non un fine. Abbiamo la libertà, ma non una vera democrazia."

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Press Review
Le Monde published today a report by envoy Christophe Ayad on Bagdad ten years after the military intervention by Bush and Blair. Ayad was in the Iraqi capital city in the early stages of the attack of March 20, 2003. On the occasion of the tenth anniversary of the fall of Saddam, April 9, 2003 (Baghdad has not celebrated this anniversary), Ayad collected evidence of several inhabitants assorted confession, ethnicity and age.